Capitolo 2

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«Sono tornata» annuncio, entrando.

Ho passato la giornata a stuzzicare mamma, sperando di farla incazzare. Adesso mi auguro di non esserci riuscita: l’incontro con il Conte è stata un’esperienza estenuante, peggio di ballare fino all’alba in discoteca; sono distrutta.

«Fuga veloce, eh?» giunge la voce di mamma. Suona tranquilla. «Il semifreddo è pronto, ne vuoi una fetta?» Offerta di pace: ottimo!

Corro in cucina.

Mamma chiude lo sportello del frigo. In mano regge una vaschetta coperta da carta stagnola. «Prendi i cucchia–» si irrigidisce. «Che diamine è quell’affare? Cos’hai sulla spalla? Silvia! È… è un grosso topo

Il Conte salta giù. Atterra sul tavolo della cucina. Scivola sulla pancia lungo il ripiano nero e lucido. Prima di capitombolare oltre il bordo preme con le zampette contro la superficie di plastica e si ferma. Si ricompone. Squadra la mamma con quella seria espressione di disapprovazione.

La mamma indietreggia di un passo. «Silvia!»

Cosa le racconto?

«No, no, non ti devi preoccupare. Non è un topo, credo sia un coniglietto che si è perso. Non è pericoloso.» Gratto il Conte sulla testa, tra le orecchie. Non ho mai avuto un coniglietto, neanche un gatto – tanto per cambiare mamma non vuole –, però ho visto il film di Garfield e due volte Babe, maialino coraggioso. Carezzo il collo del coniglietto, adagio adagio. I coniglietti mordono?

«Visto? È molto buono. Non ha una medaglietta. Pensavo di tenerlo.»

Mamma posa il semifreddo sul tavolo. Mi guarda di traverso, quello sguardo dice: Lo sapevo! Io non cedo sulla storia delle vacanze, e tu, solo per ripicca, trovi qualcos’altro di fastidioso. Non provo neanche a inventarmi qualche scusa, anche se giurassi che non l’ho fatto apposta non mi crederebbe.

«Lo terrò in camera mia, ok? Non ti darà fastidio.»

Mamma lancia un’occhiata al Conte, che con una zampetta cerca di sollevare la carta stagnola. «Mi sta già dando fastidio.» Allontana la vaschetta dalle grinfie del coniglietto. «Primo, vedi subito di togliere questo topo o coniglio o quello che è dal tavolo della cucina. Secondo, non potevi portare a casa qualcosa di un po’ più carino? Questa bestiaccia qui è brutta come la peste. E che colore orribile! Sembra un grumo di sporcizia.»

Il Conte si blocca. Solleva il musino. Lentamente. Se il coniglietto si offende e aggredisce la mamma, io sono nei guai. Acchiappo il Conte. Me lo stringo forte al petto.

«Non sarà bellissimo» ammetto. «Però ha un faccino grazioso, e poi è simpatico e davvero intelligente.»

«Per quanto possa esserlo un grumo di sporcizia.» Mamma alza le mani. «D’accordo, d’accordo, se proprio vuoi, puoi tenerti il coniglietto. Ma se faccio uno strappo alle regole per Grumo, poi la finisci con i capricci riguardo le vacanze, intese?»

«Ma, mamma!»

«L’anno prossimo. L’anno prossimo potrai andare dove ti pare, con chi ti pare e io non metterò lingua.»

Dovrei insistere? Posso aspettare un anno, e un coniglietto parlante può rivelarsi spassoso. Spero. Se mi annoia lo vendo a un circo e ci guadagno sopra un bel gruzzolo. Per me è sempre uno scenario vincente.

«Ok.»

Mamma sorride. «E adesso facciamo merenda. Chissà, magari anche Grumo apprezza il semifreddo cioccolato e caffè.»

 

* * *

 

Sono seduta a gambe incrociate sul letto, in camera mia. Tengo il Conte in braccio, lo imbocco con un biberon. Il coniglietto succhia avido il latte caldo, mordicchia la tettarella con i lunghi denti; gli occhietti carbone brillano di piacere.

Avevo sperato che il Conte a cena avrebbe mangiato la sbobba di mamma, ma si è rifiutato. Be’, pazienza, non mi spiace coccolarlo, perché ora è sul serio kawaii. E non ha più detto una parola da quando l’ho portato a casa. Forse l’allucinazione non è lui, ma che sappia parlare.

Gli liscio un ciuffo di peli appena sopra il nasino. Il Conte allontana le dita con una zampetta. «Tieni le manacce a posto, chiaro? E sono stufo di poppare.» Scalcia via il biberon, afferra un lembo del copriletto e si pulisce la bocca.

«Ehi!»

«Tanto non lo lavi tu.» Si pulisce anche le zampette. «Dammi una sigaretta.»

 

Il coniglietto si è appartato in un angolo del letto a fumare. Io pian piano sono arretrata verso l’angolo opposto. Lo sguardo severo del Conte, quella sua espressione di disapprovazione che non ammette repliche, mi mettono sempre più a disagio. Non dovevo togliermi i jeans. Chiudo le gambe per nascondere le mutandine, tento di scivolare sotto il copriletto, ma non posso tirare troppo la sovraccoperta, oppure lo disturbo.

Sono così in soggezione che ho paura a disturbare un coniglietto!

«Non c’è dubbio che tu sia quella che stavo cercando» bofonchia lui, tra un tiro e l’altro.

«Mi cercavi?» Perché io ho avuto l’impressione che te ne stavi a crogiolarti al Sole, in attesa del primo passante al quale scroccare una sigaretta.

«Ma non mi aspettavo di trovare una ragazzina. Non sei come gli altri, questo è certo.»

«Quali altri?»

Il coniglietto spegne il mozzicone contro la spalliera del letto e lo lancia in mezzo alla catasta di peluche cresciuta sotto la finestra – non posso tenere animali domestici, mi sono accontentata di quelli di stoffa, non c’è niente di strano. La cicca colpisce la proboscide di un elefantino rosa, rotola giù dal grugno di un draghetto, ruzzola lungo lo stomaco peloso di un orsacchiotto, si ferma sulla testa piatta di un kappa.

Il Conte sembra meditare sulla scia di cenere che il mozzicone si è lasciato dietro. I peluche li devo pulire io, sto per dirgli, quando lui balza giù dal letto. Con un secondo balzo raggiunge la scrivania. Spinge via con una zampetta i quaderni e i libri di scuola, ancora sparsi sul ripiano. Si piazza davanti alla tastiera del PC.

«Funziona questo catorcio?»

«Sì.»

Il coniglietto accende il computer. Mentre il sistema operativo si carica, ne approfitto per infilarmi i pantaloni del pigiama. Adesso ho le gambe coperte da fragoline. Non saprei dire perché, ma mi sento più in imbarazzo di prima.

 

Nel Reame dei Coniglietti Parlanti, devono essere tutti laureati in Informatica, o qualcosa del genere. Le zampette del Conte danzano sulla tastiera. Apre e chiude applicazioni e finestre così velocemente che non riesco neppure a leggere le barre dei titoli. La spia sul modem ADSL che indica “trasferimento dati in corso” non sta spenta un attimo.

Mi chino verso lo schermo. Il coniglietto è tanto concentrato in quello che sta facendo che ho timore a distrarlo. «Ehm, scusa, cosa stai facendo?»

«Aggiorno il mio diario con gli avvenimenti di oggi» risponde, senza staccare le zampette dalla tastiera. «L’esperienza mi ha insegnato che non è tempo perso mantenere un diario delle operazioni.»

«Vuoi dire che hai un blog?»

«No. I blog sono per gente che non ha niente da fare da mattino a sera. Quello che aggiorno è un database privato.»

«Io invece ho un blog, è silvia.gamberi.org. Mi pare di capire che te ne intendi di computer, forse mi puoi dare una mano. Ho un problema nella gestio–» Il Conte batte con rabbia il tasto invio, lo schermo annerisce.

Ma che diavolo? Se non mi vuoi aiutare basta dirlo, non c’è bisogno di sfasciarmi il computer!

«Forse non ti è ancora chiaro chi sei» dice il coniglietto.

«Sentiamo, chi sarei? E comunque se mi hai rotto il PC me lo ripaghi!»

«Tu sei l’ultima dei Maghi.»

Torno a sedermi sulla sponda del letto. Il coniglietto non solo parla, è anche pazzo come un cavallo. «Io una maga? Ma se sono negata! Il Natale di tre anni fa papà mi ha regalato uno di quei manuali, non so se hai presente, quelli del tipo 50 trucchi di magia per principianti. Non sono riuscita a imparare neppure i giochi di prestigio più semplici.»

«Sto parlando di vera Magia. Non di trucchi.»

«Vera Magia… intendi la magia che non esiste?» Sorrido. Non so se sarà più divertente contrariarlo o assecondarlo. Scommetto la seconda. «Ma mettiamo esistesse. Cosa potrei fare con la Vera Magia? Volare?»

Il Conte si mette tra le labbra l’ennesima sigaretta. «No. Non direttamente.»

«Allora posso lanciare palle di fuoco o dardi di ghiaccio, come nei videogiochi?»

«No.»

«Guarire i malati? Resuscitare i morti? Distruggere i non-morti?»

«No.»

«Prevedere il futuro?»

«No.»

Mi stringo nelle spalle. «C’è qualcosa che posso fare con la Vera Magia?»

«Puoi controllare in maniera cosciente il collasso della funzione d’onda delle particelle. Tu sei l’ultima Maga Quantica!»

«Tradotto in italiano? Sembra di sentir parlare il mio ragazzo.» Mi lascio cadere sul letto, le braccia aperte. Dovrei rivelare a Roberto del Conte? Lui mi crederebbe, ma… già vedo il coniglietto legato con cinghie di cuoio a un tavolo operatorio, circondato da professori in camice bianco. Un dottore affila il bisturi, un altro cerca la presa alla quale attaccare l’alimentazione di un trapano.

Mi mordo il labbro inferiore. Detesto non essere sincera con Roberto. Sono sempre stata onesta con lui, almeno per quanto riguarda le questioni più importanti. È un problema di fiducia: se manca la fiducia, non ci può essere Amore. Non lo sostengo solo io, lo sostengono tutte le riviste del settore.

«In altri termini», riprende il Conte, «tu hai la capacità di tramutare il pensiero in realtà. È probabile che già usi il tuo potere da molto tempo, solo non lo fai in maniera cosciente. Modifichi la realtà senza rendertene conto.»

Tramutare il pensiero in realtà? Che idiozia. Ma provare non costa niente. Aiutandomi con i gomiti, mi rimetto dritta. Apro la mano destra. Desidero, dunque… desidero una tazza di gelato al gusto vaniglia. Con guarnizioni di cioccolato e amarena. E sopra la panna montata.

Immagino il calice colmo di gelato, il rosso scuro dell’amarena, le piccole scaglie di cioccolato fondente, il profumo della panna. Immagino anche un cucchiaino dal lungo stelo, appoggiato al vetro freddo: non ho voglia di mangiare con le mani.

Non succede niente.

Non che ci avessi sperato.

«Ho paura che stai parlando con la persona sbagliata.»

«No, non credo proprio. La Magia di oggi è stata fenomenale, solo un vero Mago sarebbe stato in grado di incidere così a fondo nel tessuto della realtà.»

«Oggi?» Cosa ho combinato oggi? Mi sono alzata tardi, con la testa che mi scoppiava e lo stomaco in disordine. La festa di ieri sera da Angela dev’essere stata fantastica, peccato che non ricordi niente. Mi sono trascinata in piscina, ma non ho nuotato neanche una vasca, mi sono solo rintanata al bar a bere gazzose e aranciate per rimettermi in sesto la pancia. A pranzo ho litigato una prima volta con mamma per la storia delle vacanze – il fatto che mi abbiano riaccompagnata a casa alle cinque del mattino mezza svenuta non significa che io sia una persona irresponsabile! Dopo ho giocato un po’ online con l’RPG di Haruhi Suzumiya – che sia quello a provocare le allucinazioni? Poi il nuovo screzio con mamma. Sono uscita e…

«Non è possibile!»

«Perché, secondo te è possibile che un coniglietto sappia parlare?» Il Conte butta via la sigaretta ancora accesa. «Inconsciamente hai desiderato incontrarmi e hai piegato la realtà al tuo volere! Ed eccomi qui.»

 

«Silvia!» La porta della camera si spalanca. Mamma è ferma sulla soglia, ha un’espressione di disapprovazione peggio di quella del Conte. «Si sente la puzza fino in corridoio! Cos’è questa novità? Non ti sarai mica messa a fumare?»

«Mamma, quante volte ti ho detto di non entrare in camera mia sen–»

«Ma piantala, signorina.» La mamma punta decisa alla scrivania. Raccoglie il filtro dell’ultima cicca fumata dal Conte; tiene il mozzicone all’ingiù, reggendolo tra pollice e indice, come fosse la coda di un topo morto. La testa della sigaretta arde ancora di rosso. «Brava. Davvero. Brava

«Non è come–»

«Non è come cosa? Non ti ho ripetuto fino alla nausea che il fumo fa male? Che devi stare lontana dalle sigarette?»

Infatti bevo, sniffo porcate chimiche, qualche pasticca, ma non ho mai fumato sigarette. Glielo vorrei gridare in faccia, ma mi trattengo. Intanto mamma esplora con lo sguardo la camera. Trova gli altri mozziconi che il Conte ha lasciato in giro. Con un fazzoletto di carta li prende uno a uno e li butta nel cestino della carta straccia.

«Silvia, questa volta non la passi liscia.» Mamma si pulisce con cura le dita, butta via anche il fazzoletto. «So che gli ultimi anni sono stati difficili, ma un comportamento del genere non me lo sarei mai aspettato. Sono delusa. Molto delusa.»

Affari tuoi, no? Anch’io sono delusa dall’avere una madre rompiscatole, ma non ti tormento tutti i giorni.

«E in più hai il coraggio di lamentarti per le vacanze. Te le farò vedere io le vacanze!» Senza aggiungere altro, mamma esce dalla camera. Sbattendo la porta.

«Dammi una sigaretta» dice il Conte. «L’ultima non me la sono goduta.»

 

Sollevo a metà la tapparella e apro la finestra, per far uscire il fumo. Il Conte stringe le zampette a coppa, a proteggere la fiammella dell’accendino dalla brezza notturna.

«So a cosa stai pensando» dice il coniglietto. «Se sono stata io a crearlo, non potrei farlo sparire? Lui, le sigarette, l’incazzatura della mamma.»

Non lo sto ascoltando. Sono tornata con la mente in una stanza d’ospedale: lo zio Carlo è smagrito, respira a fatica, non riesce ad alzarsi dal letto. Ha un tumore al polmone inoperabile e gli rimane poco da vivere. Lo zio ha cominciato a fumare a sedici anni e non ha mai smesso, neppure quando si è ammalato. Sono andata a trovarlo perché mi ha trascinata mamma, a me non frega niente se crepa, è solo un vecchio bavoso – come del resto lo sono tutti i vecchi. Invece mamma è sconvolta, e da lì nasce l’ossessione per il fumo assassino.

«Purtroppo non è così semplice.» Il Conte soffia via una nuvoletta grigia. «Avrai bisogno di un intenso addestramento per usare in maniera cosciente la Magia. E qui finiscono le buone notizie.»

«Buone notizie? Se ho capito bene, ho il potere di combinare immensi casini senza neppure accorgermene. Non mi pare una gran bella notizia.»

«La cattiva notizia. Sai perché sei l’ultima dei Maghi? Perché gli altri sono stati uccisi.»

«Oh, davvero? Uccisi apposta?»

«No, figurati. Sterminati per sbaglio. Fossi in te farei meno la spiritosa.»

«Non pretenderai mica che prenda sul serio queste stupidaggini? Non ho più dieci anni.»

«Non sono stupidaggini! Esistono luoghi», il coniglietto ha abbassato la voce, il tono è divenuto cupo, «esistono luoghi nell’Universo dove non giunge mai la luce delle stelle. Abissi di tenebra e ghiaccio, abitati da creature antiche e potenti. Creature dotate di un’intelligenza vasta e maligna, creature che rifuggono il calore e odiano ogni forma di vita cosciente. Il loro scopo è uccidere tutti i Maghi Quantici, perché solo un Mago è in grado di sopravvivere alla morte termica dell’Universo e gettare il seme per la rinascita. Se le creature delle tenebre dovessero riuscire nel loro proposito, questo ciclo sarà l’ultimo. Quando l’Universo morirà, morirà anche ogni scintilla di vita. Per sempre.»

Scosto il copriletto, lascio che scivoli sul pavimento. Mi distendo sul lenzuolo bianco. Attraverso i fori nelle stecche della tapparella, la Luna appare composta da pixel d’argento. «Spero che mamma non mi stacchi la connessione a Internet. Sarebbe un’estate orribile» mormoro.

«Ma hai sentito o no quello che ti ho detto?» strilla il Conte.

«Ho sentito, ho sentito. Peccato siano solo un mucchio di stupidaggini. Però come trama per un manga non sono male. Forse c’è un po’ troppa fantascienza per i miei gusti. Io preferisco le spade magiche e i demoni agli alieni.»

Il Conte con un unico balzo piomba sul letto. Mi zampetta lungo le gambe, mi salta sulla pancia, risale finché non incombe su di me. Il musino grigio è a un palmo dal mio viso. Schiude le fauci, i dentoni brillano.

«Proprio perché non credi a una sola parola di quello che ti ho detto siamo in una situazione pericolosa.»

«Sì… sì?»

Il coniglietto si ritrae. «Ora dormi, domani sarà una giornata lunga e faticosa.»

Balza via e lo perdo di vista. Tiro un sospiro di sollievo. È un coniglietto parlante pazzo e pure permaloso. Ma non posso negare che abbia fantasia da vendere.

E se dicesse la verità?

Individuo il Conte sulla cassapanca, accanto all’interruttore della luce. Clic. Scende il buio.

Un coniglietto carino

 

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30 Commenti to “Capitolo 2”


  1. Continua bene! Mi piace, l’ho letto tutto d’un fiato (e te lo dice uno che non riesce a leggere a lungo al computer).

    Anche qui un piccolo errore di battitura:

    Non ci mette molto a trovare gli altri mozziconi che il Conte ha lascito in giro.


  2. Solo due cose:
    -personalmente toglierei l’aggettivo “grosso” da «Che diamine è quell’affare? Cos’hai sulla spalla? Silvia! È… è un grosso topo?», mi sembra che tolga immediatezza alla battuta.
    -”Perché io ho avuto l’impressione che te ne stavi a crogiolarti al Sole…” che te ne stessi (l’impressione è soggettiva).
    Adesso sono curiosa di scoprire gli sviluppi :D!


  3. Una lettura piacevole. La narrazione in prima persona non risulta pesante o ridondante, e lo stile è scorrevole e semplice.
    Nel complesso, non credo di aver perso tempo a leggere questi primi due capitoli, anche se ci sono delle cose che mi hanno fatto storcere un pò il naso.Tipo l’idea della magia quantica. Apparentemente sembra originale, mi dispiace che non la svilupperai in maniera approfondita, visto che su Gamberi affermi che la parte scientifica è campata in aria. E otre a questo, Silvia che inconsapevolmente tramuta i propri desideri in realtà ricorda molto da vicino Haruhi Suzumiya. Ma forse svilupperai l’idea in maniera diversa e inaspettata rispetto all’anime. I prossimi capitoli sono pronti?


  4. @Andrea. Grazie anche per questa correzione.

    @Scatcat.

    -“Perché io ho avuto l’impressione che te ne stavi a crogiolarti al Sole…” che te ne stessi (l’impressione è soggettiva).

    Tecnicamente hai ragione, però dato il dialogo abbastanza serrato mi sembrava troppo letterario, poco naturale, mettere il congiuntivo.

    @p.coso.

    Apparentemente sembra originale, mi dispiace che non la svilupperai in maniera approfondita, visto che su Gamberi affermi che la parte scientifica è campata in aria.

    Ho solo detto che l’uso della terminologia scientifica è per dare colore e basta. In realtà la Magia è approfondita e avrà le sue logiche e la sua coerenza, solo non sarà basata su una seria speculazione scientifica (del resto anche nelle light novel di Haruhi ci sono un sacco di particolari campati per aria, come Nagato che recita “incantesimi” in SQL).

    E otre a questo, Silvia che inconsapevolmente tramuta i propri desideri in realtà ricorda molto da vicino Haruhi Suzumiya. Ma forse svilupperai l’idea in maniera diversa e inaspettata rispetto all’anime.

    Direi che la direzione sarà opposta: qui Silvia deve prendere coscienza di sé il prima possibile.

    I prossimi capitoli sono pronti?

    In questo periodo di vacanze spero di scrivere nuovi capitoli ogni pochi giorni, più avanti non faccio previsioni sul ritmo.


  5. scorrevole e divertente,complimenti. Aspetto i prossimi capitoli e magari comincio a leggere il tuo lavoro precedente.


  6. Questo capitolo mi ha divertito più del primo e la trama mi sta gia catturando. Noto con piacere le citazioni a Grumo :P (anche se ancora non ho capito se è solo un personaggio del blog, o un coniglio che hai davvero a casa, e che hai reso un personaggio del blog)
    Avrei anche una piccola domanda sul copyright. Per proteggere il proprio lavoro con la licenza CC, è necessario depositarlo da qualche parte o basta solo dire “toh, io ho scelto la BY-NC-SA” e allegare il bannerino?


  7. @Daniel.

    Per proteggere il proprio lavoro con la licenza CC, è necessario depositarlo da qualche parte o basta solo dire “toh, io ho scelto la BY-NC-SA” e allegare il bannerino?

    No, non devi depositarlo da nessuna parte. Devi appunto solo specificare da qualche parte nell’opera che tale opera è distribuita secondo la licenza CC (con le varianti che hai scelto).

    Poi, se giri il sito ufficiale CC trovi istruzioni dettagliate su come incorporare la licenza in audio, video, immagini, ecc.
    In particolare per i testi, basta che compili il form e ti viene fornito il codice HTML da appiccicare al testo (nel caso di questo blog l’ho un pochino modificato per ragioni di layout).

    Due cose importanti:
    – La licenza CC non si può applicare al software.
    – Per la legge italiana, quando crei un’opera, tale opera è già protetta dal diritto d’autore. Applicare la licenza CC serve in pratica per rinunciare ad alcune delle protezioni che già hai. In particolare serve per consentire la libera copia e distribuzione di quello che hai creato.


  8. Penso manchi un “di” prima di “un elefantino rosa”:
    La cicca colpisce la proboscide un elefantino rosa, rotola giù dal grugno di un draghetto, scivola lungo lo stomaco peloso di un orsacchiotto, si ferma sulla testa piatta di un kappa.

    Aspetto i prossimi capitoli :-)


  9. @Vania. Hai ragione, corretto. Grazie!


  10. Il coniglietto nicotinomane cattivissimo e diseducatico!
    Lo adoro, è già diventato il mio personaggio preferito!
    Un incrocio tra Mokona e il Dott. House?


  11. grazie, for linking to my blog! what a lovely bunny you have here.

    Non parlo italiano, Parla inglese? i’d love to read your blog, but alas, i do not speak italian. i’ll try to find a good website for translation.

    Buongiorno,

    ‘alice’


  12. Fantastico! E ora chi glielo spiega ad alice che il suo blog sta a questo come un barboncino sta a un lupo mannaro? E’ proprio vero che la realtà a volte supera la fantasia. :)

    “Silvia” grazie per aver condiviso questi due capitoli, li scarico subito. Thanks.


  13. @ Alice

    Hi. I think you should know that this is a “fake” blog. It was started by a wannabe sci-fi/fantasy/new werid writer, Gamberetta. Here she can post her novel by instalmentes and pretend to be Silvia (her main character)a bunny loving girl.
    That said I think Gamberetta is a bunny lover herself, so if you wanna talk to someone you should try writing her an e-mail.

    Ciaoz


  14. Notevole, veramente notevole: dopo aver letto il secondo capitolo penso proprio che 15 euro per il libro sarei anche disposto a spenderli, a dispetto della trama da sh?jo manga.
    Comunque complimenti in particolare per l’applicazione dei poteri di Silvia: ovviamente sono gli stessi di Haruhi, ma il fatto che siano stati questi a creare il Conte è una’idea che spacca di brutto.


  15. Okay, opinione da lettrice random :) Il giudizio complessivo su questi due primi capitoli è: discreto. Discreto, su una scala da 1 a 10, equivale a un 6 o ad un 7, ma andiamo nello specifico.

    Lo stile mi piace, è scorrevole, si legge in un batter d’occhi; quello che scrivi si “vede”, si capisce sempre dove si trova Silvia, ciò che la circonda e le sue possibilità di interazione con personaggi ed oggetti. La narrazione in prima persona è gradevole: riprende forse lo stile dei fumetti giapponesi dai quali hai tratto ispirazione, dove solitamente è la protagonista, la maghetta, a dare una propria impressione dei fatti attraverso le didascalie e i baloons di pensiero :)

    Silvia è però un personaggio antipatico. Intendiamoci, credo che la sua “antipatia” sia una sensazione a pelle che tu stessa volessi suscitare nel lettore; inoltre sono solo i primi due capitoli, il personaggio potrebbe maturare durare la storia e assumere sfumature caratteriali più piacevoli. In un certo senso però la trovo vagamente incostante. Hai detto, non ricordo più dove, che Silvia dovrebbe essere più “sveglia” di Laura, ma da questi due primi capitoli non sembra proprio:
    Non ho mai avuto un coniglietto, neanche un gatto – tanto per cambiare mamma non vuole –, però ho visto il film di Garfield e due volte Babe, maialino coraggioso. Carezzo il collo del coniglietto, adagio adagio. I coniglietti mordono?”
    A parte che non mi preoccuperei molto di come si alleva un coniglietto: se questo mi chiede di poter fumare, pretende di darmi lezioni di educazione e soprattutto PARLA, decisamente non si tratta di un coniglio normale XD E poi questa cosa dei film… fa un po’ chiedere “ma ci è o ci fa?”. Comunque non è un’osservazione che una persona dotata di un’intelligenza media farebbe. Presumibilmente penso che sia sotto shock, e sotto shock si fanno delle osservazioni MOLTO idiote, quindi il riferimento ai film ci starebbe anche… solo che Silvia non sembra sotto shock. E dato che la narrazione è in prima persona – per cui si presume un certo coinvolgimento emotivo, un punto di vista leggermente più soggettiva – questo distacco la fa sembrare… stupida. Comunque, è fastidioso. Almeno per me, ovvio :P

    Anche dopo, quando il coniglietto continua a parlarle e lei pensa alla connessione internet. Insomma, è stupida quanto Laura. È ovviamente inverosimile che subito creda ad ogni singola parola del coniglio – come invece succede nei manga dove, dopo cinque minuti, le protagoniste sono già delle guerriere modello e bevono qualsiasi stronzata pseudo-magica i loro famigli propinino, senza il minimo dubbio – ma è altrettanto inverosimile che accetti tutto così… passivamente. Pensa all’effetto delle droghe leggere, ma solo di sfuggita. Non pensa ad un cancro al cervello, ad un’allucinazione dovuta al caldo, o a qualsiasi altra possibilità che possa farla andare, anche solo vagamente nel panico? Ma forse sono io che non ho colto l’atmosfera.

    Sinceramente la reazione della madre all’arrivo di Silvia&Grumo mi pare assai poco convincente. Nel primo capitolo sembra che sia – almeno agli occhi di Silvia – una madre un po’… “petulante”: Silvia fa capire che fa spesso osservazione sul “non tenere la mani in tasca” e “non appoggiare i piedi al muro”, e che “secondo lei bisognerebbe accompagnare il battente”. Insomma, con delle idee sull’educazione domestica abbastanza precise. E che non le ha MAI permesso di tenere un animale. Però, quando vede la figlia tornare con un animale di cui a) non sa la provenienza; b) che all’inizio scambia per un “grosso topo”; c) che definisce brutto a vedersi; d) dopo aver litigato con la figlia, che effettivamente potrebbe averglielo portato a casa solo per il gusto della polemica – considerate tutte queste premesse, lei si limita a prenderne atto e dà immediatamente il permesso a Silvia di tenersi il coniglio. Non solo! Lo lascia salire sul tavolo (cosa per la quale qualsiasi madre orripilerebbe! D’altra parte, che ne sa di dove è stato quel coniglio. E lo lascia salire sul tavolo dove MANGIANO?) e non dice nulla neppure quando giocherella con la stagnola che ricopre il cibo che devono mangiare? Insomma… :P

    E anche Silvia. Torna a casa dopo aver avuto un’amena conversazione con un coniglio parlante (!) cosa che, diciamocelo, non è che capita a tutti e tutti i giorni; eppure, quando la madre la chiama in cucina per mangiare il semifreddo, lei subito corre, con tanto di misterioso coniglio appollaiato sulla spalla? Insomma, per prima cosa io avrei pensato a nascondermelo in camera da letto; sorvoliamo sul fatto che possa o meno crederlo pericoloso, ma se avessi appena litigato con mia madre personalmente cercherei di evitare di piazzarle in casa un misterioso coso peloso che per altro mi ha appena rivolto la parola, cosa che normalmente un coniglio non fa >_>

    Be’, ovviamente queste sono le opinioni di una lettrice senza nessuna qualificazione particolare; ho letto e ho dato la mia opinione :)


  16. Be’, ovviamente queste sono le opinioni di una lettrice senza nessuna qualificazione particolare

    Prima di tutto, non sputiamo sull’essere “solo” lettori: ricorda sempre che non è necessaria alcuna qualifica specifica per criticare un libro che si sta leggendo.

    Silvia è però un personaggio antipatico

    Si, e anche tanto, ma non vedo perchè la cosa dovrebbe darmi fastidio. Ora, capisco che per te possa essere diverso, ma personalmente non mi sento obbligato a trovare simpatico il protagonista di ogni libro che leggo: al contrario, voglio essere libero di leggere Darkly dreaming Dexter così come leggerei una biografia di Gandhi, senza star lì a sperare fino all’ultimo che il protagonista si ravveda.
    Piuttosto, diventa un altro paio di maniche quando affermi che il distacco di Silvia la fa sembrare stupida: ritengo normale che alcuni possano seguire senza problemi un protagonista antipatico e altri no, ma in effetti credo che nessuno potrebbe star dietro per centinaia di pagine ad un idiota ( e questo probabilmente è il motivo principale per cui non mi sono piaciute le avventure di Laura ). Solo, fino ad adesso non ho avuto quest’impressione: concordo con te quando parli della riflessione sui film, vero e proprio rigurgito lauresco del personaggio, ma questa è l’unica scena in cui ho avuto l’impressione di avere di fronte una stupida. Per quanto riguarda il generale distacco mostrato da Silvia in questi due capitoli, ti dirò: non l’ho trovato inverosimile, quanto piuttosto standard per il genere urban fantasy ( e immagino che non a caso mi abbia fatto venire in mente Shadow, il protagonista di American Gods).

    Sinceramente la reazione della madre all’arrivo di Silvia&Grumo mi pare assai poco convincente

    Non so, onestamente questa mi sembra una reazione credibilissima anche al di fuori del fantasy in generale. Cioè, non possono ancora esserci problemi di incoerenza: nel capitolo precedente la madre di Silvia era stata appena abbozzata come personaggio, senza dare un quadro dettagliato del suo carattere che permettesse di prevederne le azioni, mentre adesso, mostrarla accogliere Grumo in casa, contribuisce ad approfondirla ulteriormente.


  17. Si, e anche tanto, ma non vedo perchè la cosa dovrebbe darmi fastidio. Ora, capisco che per te possa essere diverso, ma personalmente non mi sento obbligato a trovare simpatico il protagonista di ogni libro che leggo

    Be’, con “antipatico” e con il suo opposto, “simpatico”, intendo qualcuno per cui puoi provare… “simpatia”, immedesimazione, non l’accezione del, diciamo, “buono” e “cattivo”, quella che si rivolge alle scuole elementari ai compagni di scuola :D Personalmente se un personaggio mi sta “antipatico”, se lo sento lontano, non riesco a godermi la lettura: non deve essere per forza un personaggio positivo, non deve per forza essere il Buono con la B maiuscola, ma deve comunque avere qualcosa che ti fa, mh, “tifare” (concedimi il termine un po’ profano :D) per lui. Non necessariamente essere dalla sua parte, eh: non devi per forza condividere le sue idee. Ma penso che sia necessario avere una sorta di feeling tra il lettore e il personaggio: del resto, nessuno ti obbliga ad andare in fondo al libro, no? Bisogna che ci sia “qualcosa” che ti fa scegliere di arrivare alla fine. E non si può mica andare avanti a colpi di scena per far venire il batticuore, roba che se non giri pagina e non scopri cosa succede muori. Il personaggio, soprattutto se si segue il suo punto di vista, deve essere… seguibile, deve farti venire voglia di sapere “e poi, e poi cosa ti è successo?”.
    È la differenza tra “personaggio cattivo” e “cattivo personaggio”: puoi scrivere di un personaggio sgradevole senza renderlo “antipatico”. Nel secondo o il terzo libro della Fondazione di Asimov, ad esempio, c’è il personaggio del Mulo, il mutante che vuole conquistare l’Universo. È un personaggio negativo, che ha fatto saltare in aria un pianeta e tutti i suoi abitanti, con cui quindi difficilmente uno potrebbe immedesimarsi: eppure il suo carattere, il suo personaggio, ti fa venire voglia di sapere chi è, cosa fa, ed andare a vedere come finisce la sua storia, nel bene e nel male. Non è che accantoni il libro dicendo “no, che cattivo!”; vuoi sapere come andrà a finire.
    Ma credo che questo sia un punto più di stomaco, molto soggettivo di lettore in lettore :D Per questo ho premesso il fatto che non voglio mettermi in cattedra, è la mia opinione di lettrice, un parametro assolutamente soggettivo.

    Per quanto riguarda il punto di vista distaccato, ti dirò, non è il fatto in sé che sia distaccato, è la sensazione che “non dovrebbe esserlo”. Mi spiego meglio :D e scusami se mi ingarbuglio: la narrazione in sé ha un’atmosfera, non solo quella che si vuole dare ad una determinata scena. Ad esempio, se descrivo… un inseguimento in un castello diroccato, voglio far sentire al lettore determinate cose, compresa una cortina spettrale che rende la paura e l’ansia provate dai personaggi diverse da quelle che potrebbero provare, chessò, durante una sparatoria in una rapina :P Il punto di vista che scelgo di interpretare gioca un ruolo fondamentale: se abituo il lettore ad un certo coinvolgimento, ad un punto di vista prettamente soggettivo e viscerale, mi propongo mi mantenerlo fino alla fine e nei limiti del possibile e del verosimile. In questo caso, all’inizio mi dà la sensazione che l’opinione di Silvia sia molto più… invasiva, nelle sue percezioni: mi dà una specifica idea della madre, del ragazzo e dei progetti che si era fatta per le vacanze, e addirittura della nonna. Poi, improvvisamente, le opinioni si fanno man mano più distaccate, meno presenti, si sente sempre meno Silvia, il suo occhio si fa sempre più oggettivo, il distacco troppo forte, così quando salta fuori col commento sul film di Garfield sembra proprio una stupida, perché… perché non c’entra niente. Perché sembra che lo dica per il gusto di sembrare in un certo modo, e stride, e la fa sembrare idiota. Puff puff, spero di aver reso il concetto in maniera limpida: purtroppo non possiedo il dono della sintesi.

    Non so, onestamente questa mi sembra una reazione credibilissima anche al di fuori del fantasy in generale. Cioè, non possono ancora esserci problemi di incoerenza: nel capitolo precedente la madre di Silvia era stata appena abbozzata come personaggio, senza dare un quadro dettagliato del suo carattere che permettesse di prevederne le azioni, mentre adesso, mostrarla accogliere Grumo in casa, contribuisce ad approfondirla ulteriormente.

    Mah, ti dirò, a mia madre verrebbe un colpo se piazzassi un animale che ho raccolto per strada sul tavolo della cucina, a prescindere dal fatto che si abbia litigato o meno :) Soprattutto se poi si mette a giocare con il cibo. È vero che il carattere della madre viene appena abbozzato, ma gli indizi che ci vengono dati la tratteggiano come una madre attenta all’educazione – tanto da fare storie se la figlia tiene le mani in tasca e sbatte la porta. Precisiamo anche che non ha mai voluto permettere a Silvia di tenere animali in casa. Perché cede così? È anche vero che fanno un accordo, ovvero “io ti faccio tenere l’animale, tu la pianti di sfrangiarmi sulle vacanze”, ma mi sembra una cosa buttata lì. Il personaggio della madre mi sembrava molto più… rilevante, e speravo che potesse giocare il ruolo di ostacolo almeno per un po’, almeno sulla storia del coniglio. La sua reazione non l’approfondisce, l’accantona. È una scena un po’ inutile, almeno dal mio punto di vista. Ma ovviamente anche qui è abbastanza soggettivo :) Ma la mamma di Silvia mi aveva dato tutta un’altra idea, sinceramente.


  18. @Kukiness. Silvia è antipatica, concordo. È voluto, ma andando avanti dovrebbe risultare meno fastidiosa (se non altro perché appariranno personaggi ben più sgradevoli di lei).

    La reazione di Silvia al Conte: tieni presente che il Conte l’ha creato Silvia stessa. Involontariamente d’accordo, ma era comunque un suo desiderio. In fondo è un frammento di fantasia di Silvia (tengo comunque a precisare che è tutto “vero” – alla fine non si scoprirà che Silvia sta sognando, è in manicomio o simili).

    Sulla scena con la madre in cucina puoi aver ragione: nel senso che la madre non comparirà più o quasi, lì era solo un momento di passaggio per introdurre il Conte in casa. Dovrebbe essere una scena divertente in sé. Poi non parliamo di gattini o cagnolini: parliamo di tenero coniglietto! Nessuno avrebbe il cuore di pietra di non accoglierlo! ^_^


  19. Silvia è antipatica, concordo. È voluto, ma andando avanti dovrebbe risultare meno fastidiosa (se non altro perché appariranno personaggi ben più sgradevoli di lei).

    Ma spero di no XD A me i personaggi “sgradevoli” non dispiacciono (infatti il Conte Gozzini e il suo caratteraccio mi piacciono infinitamente di più della protagonista), i personaggi “fastidiosi” invece sì, moltissimo. E credo di aver già spiegato il perché 8-) Per ora Silvia non è sgradevole, è solo fastidiosa, un po’ come credo tu abbia trovato fastidiosa Nihal nella tua recensione più famosa. Dal momento però che lo stile è buono, il personaggio del conte GOzzini mi piace e la trama per ora mi incuriosisce, sono convinta che davvero più in là ci sia la possibilità che mi risulti meno fastidiosa :)

    La reazione di Silvia al Conte: tieni presente che il Conte l’ha creato Silvia stessa. Involontariamente d’accordo, ma era comunque un suo desiderio. In fondo è un frammento di fantasia di Silvia (tengo comunque a precisare che è tutto “vero” – alla fine non si scoprirà che Silvia sta sognando, è in manicomio o simili).

    Questa è una spiegazione soddisfacente. Forse è la parte dell’inconsapevolezza che ancora non mi torna. Ci devo ragionare sopra. Mi fa comunque piacere sapere che non ci sarà il risveglio di Silvia boccheggiante, “ma è stato tutto un sooogno. Era così reaaaale.” :)

    Sulla scena con la madre in cucina puoi aver ragione: nel senso che la madre non comparirà più o quasi, lì era solo un momento di passaggio per introdurre il Conte in casa. Dovrebbe essere una scena divertente in sé. Poi non parliamo di gattini o cagnolini: parliamo di tenero coniglietto! Nessuno avrebbe il cuore di pietra di non accoglierlo! ^_^

    Non so, continua a sembrarmi una scena inutile, almeno posta così. Silvia non fa nessuna difficoltà, nessuna, per ottenere il permesso dalla madre. È più divertente quando poi entra in camera di Silvia e crede che lei abbia fumato. La scena della cucina è insipida. “È un topo!” “No, è un coniglio, lo posso tenere?” “Sì, okay”. Tutto qua. Con questo non voglio dire che serve per forza un siparietto alla Benny Hill per far ridere i lettori, possibilmente con una barzelletta sconcia di contorno; è solo che personalmente mi sembra un momento morto. Il semifreddo poteva essere un buono spunto per far succedere qualcosa di buffo, o il conte Gozzino poteva andare – a dispetto del suo carattere integerrimo e con grande sorpresa di silvia – a fare il coccoloso con la madre per persuaderla che lui è un coniglio buooono buono buono (cosa che poi Silvia potrebbe rinfacciargli a vita, il fatto che lui con la madre diventi un batuffolo di pelo e coccole e con lei sia una specie di sergente Hartman). Così com’è, personalmente, non mi dice niente, mi spiace :P


  20. «Inconsciamente hai desiderato incontrarmi e hai piegato la realtà al tuo volere! Ed eccomi qui!»

    Non ho chiara una cosa. Silvia ha creato il conte o lo ha semplicemente teletrasportato da lei, così da poterlo incontrare?


  21. @GiD.

    Non ho chiara una cosa. Silvia ha creato il conte o lo ha semplicemente teletrasportato da lei, così da poterlo incontrare?

    Lo ha creato. Quasi. Ma sulla reale natura del Conte se ne saprà di più andando avanti.


  22. @ Silvia

    Ma sulla reale natura del Conte se ne saprà di più andando avanti.

    Infatti alcune cose non tornano. Non conoscendo la vera natura del Conte non so cosa verrà spiegato e cosa no, quindi ti dico comunque i problemi che ho notato (magari ti è utile):

    Problema 1 – La facilità con cui Silvia crea Il conte Gozzini, tanta da non accorgersene, mi sembra in contrasto con la descrizione della tentata magia del capitolo 3 (o era il 4?).
    Ok, togliere la vita non è una magia come un’altra, quindi passi che provarci possa essere traumatico, ma neanche creare la vita dovrebbe essere uno scherzo. Voglio dire: Silvia materializza una forma di vita intelligente (pure stronza!) come se niente fosse, ma poi le viene quasi un collasso quando tenta di darle fuoco. Mi sembrano due estremi troppo distanti. Anche se Silvia non sa controllare la sua magia, quando la magia si manifesta dovrebbe avere su di lei sempre lo stesso effetto devastante, o comunque un effetto notevole.

    Problema 2 – La natura del Conte è un po’ campata in aria, considerando che la magia di Silvia non è la magia dei puffi ma qualcosa di para-scientifico. Volendo fare i pignoli ci si potrebbe chiedere perché un coniglio. E perché un coniglio con quel particolare carattere? E come fa il Conte a sapere cose che Silvia ignora, visto che lo ha creato lei?
    Sarebbe stato più plausibile, per fare un esempio, se Silvia avesse materializzato il personaggio di un manga, o di un anime. In quel caso avrebbe già conosciuto il carattere e i modi del personaggio e avrebbe semplicemente reso reale una costruzione mentale già delineata.

    Spero di averti fatto notare almeno un problema al quale non avevi fatto caso, altrimenti ho sprecato l’intero commento :D

    Bye!


  23. @GiD.
    Problema 1. È difficile eseguire Magie coscienti.
    Per esempio, non ci vuole niente per muovere a caso i pezzi sulla scacchiera, ben diverso è saper giocare e battare il campione del mondo.
    Se picchi come ti pare i tasti sul pianoforte comunque ne escono dei suoni, ben più difficile è invece seguire uno spartito senza sbagliare.
    O ancora: puoi prendere una pistola e sparare dove ti capita, ma è tutt’altra storia colpire un bersaglio designato in precedenza.
    Non è faticosa la Magia in sé, è faticoso piegarla ai propri precisi scopi.

    Problema 2. Perché un coniglietto e perché il Conte sa cose che Silvia non dovrebbe sapere, sarà spiegato più avanti.


  24. @ Silvia

    Capisco il tuo ragionamento, ma credo che si debba considerare anche la complessità della magia, oltre alla sua coscienza. Silvia ha creato una forma di vita, con vene, nervi, organi e tutto il corredo necessario.
    Restando sul tuo esempio: a picchiare sui tasti del pianoforte a caso non ci vuole niente, ma cosa ottieni? una manciata di note slegate. Nel caso di Silvia è come se lei schiacciasse i tasti a caso e venisse fuori una sinfonia.
    Non è che sia inaccettabile, però un po’ forzato sì.

    Per il problema 2 mi fido e aspetto.


  25. Anche a me quel “grosso” di troppo ha fatto storcere il naso, ma per il resto mi piace molto. Non vedo l’ora che usi la magia, voglio vedere un po’…


  26. Il dialogo in cucina con la madre suona molto forzato, innaturale. Non sembrano le cose che direbbe una persona, tutta la scena sembra stare lì solo per dare il nome Grumo.

    Un’altra cosa: non conosco le abitudini intime delle adolescenti di oggi(ahimé!), ma dubito che in camera con un coniglio che parla con la voce roca di un quarantenne la prima cosa che una diciassettenne farebbe sia mettersi in mutande. Poi, non so :D. A meno che, il dettaglio non si rifacca volutamente all’eterno fanservice degli anime – che in effetti ci starebbe come cosa.

    Poi, mi è parso che lei provi a far comparire il gelato troppo presto. Cioè, ci avrei visto bene un altro po’ di discorso, altro tira e molla “ma guarda che è vero” “ma è impossibile”, e solo dopo il tentativo. Sarebbe anche bastato mettere la scena dopo che il coniglio dice che lui stesso è stato creato da lei, a mo’ di “ah sì? E allora provo con il gelato”. Così sembra troppo rapido come tentativo, tutta l’incredulità che aveva fino a due righe sopra scompare di colpo senza motivo valido. In generale, tutto il dialogo Silvia/coniglio sulla magia è macchinoso, sembra che ti sia sforzata troppo di far apparire Silvia come brillante, mettendole in bocca battute o commentini che mi lasciano perplesso. Cioè, la battuta sul gioco da prestigiatore è tremenda.


  27. -”Perché io ho avuto l’impressione che te ne stavi a crogiolarti al Sole…” che te ne stessi
    Può anche essere una scelta, magari il personaggio è il tipo di persona che mette l’imperfetto indicativo al posto del congiuntivo.


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